Quest’estate, una cara amica a conoscenza del mio lavoro con le pipe mi ha regalato un libro straordinario: L’uomo artigiano” di Richard Sennet, professore di sociologia alla London School of Economics e alla New York University.

Il libro ha sollevato un certo scalpore tra gli addetti ai lavori perché rimette in gioco il valore dell’artigianato in una società interamente industrializzata. Io di certo lo consiglio a tutti gli artigiani e in particolare agli amici pipemakers.

Un’idea dei contenuti può darcela l’inizio del capitolo intitolato “le tribolazione dell’artigiano” che riporto di seguito.

“La parola “artigiano” evoca immediatamente una scena. Se spiamo dalla finestra nella bottega di un falegname, vediamo un uomo di una certa età circondato dai suoi apprendisti e dai suoi arnesi. L’ordine regna sovrano: parti di sedia impilate secondo il tipo, l’odore fresco dei trucioli riempie il locale, il falegname è chino sul suo bancone, intento a incidere con precisione le forme per un intarsio. Ma la sopravvivenza della bottega è a rischio da quando hanno aperto una fabbrica di mobili in serie in fondo alla strada.

Si può scorgere l’artigiano anche in un laboratorio scientifico poco lontano. Una giovane tecnica osserva accigliata sei cavie morte, riverse sul bancone, con la pancia aperta da un’incisione. E’ preoccupata perché l’iniezione che ha praticato alle cavie non ha dato i risultati previsti: si sta chiedendo se ha sbagliato lei nell’eseguire l’operazione o se è sbagliato il procedimento.

Possiamo trovare un terzo artigiano nel Conservatorio cittadino. L’orchestra sta facendo le prove di un concerto con un direttore venuto da fuori; il direttore lavora ossessivamente sulla sezione degli archi, fa ripetere innumerevoli volte alcune battute per ottenere la perfetta sincronizzazione del movimento degli archetti. I musicisti sono stanchi ma anche euforici, perché sentono che il suono prodotto è sempre più compatto. L’amministratore è preoccupato; se il direttore va avanti in questo modo, finisce che l’amministrazione dovrà pagare gli straordinari agli orchestrali. Un problema che non sfiora minimamente il direttore.

Il falegname, la tecnica di laboratorio e il direttore d’orchestra sono tutti artigiani, nel senso che a loro sta a cuore il lavoro ben fatto per se stesso. Svolgono un’attività pratica, ma il loro lavoro è semplicemente un mezzo per raggiungere un fine di un altro ordine. Se lavorasse più in fretta, il falegname potrebbe vendere più mobili; la tecnica di laboratorio potrebbe cavarsela demandando il problema al suo capo; il direttore d’orchestra sarebbe forse invitato più spesso dalle orchestre stabili se tenesse d’occhio l’orologio. Nella vita ce la si può cavare benissimo senza dedizione. L’artigiano è la figura rappresentativa di una specifica condizione umana: quella del mettere un impegno personale nelle cose che si fanno”.