Note in libertà 

Tokyo 2018: pipes show e incredibili sogni

30 novembre 2018 | in: Pipemakers

Tempio

Quando finalmente atterri all’aeroporto di Narita, ti accorgi che, nonostante tutte le informazioni accumulate prima della partenza, nulla poteva prepararti a ciò che ti trovi di fronte: l’alieno mondo nipponico si rivela per la prima volta ai tuoi occhi, e in te, vergine occidentale, affiora un improvviso sentimento di inadeguatezza. E adesso?– ti chiedi – come faccio a…?

In una smoke area appena fuori l’aeroporto, la Sauro pipe(mia moglie ed io) stava cercando di elaborare questo inaspettato stato emotivo, quando si avvicinò una donna con gli occhi a mandorla e disse: scusate, non ho potuto fare a meno di sentirvi.Siete italiani?Si– rispondemmo noi sorpresi – E di dove?– insistè lei – Di Palermo, nel sud Italia– le risposi – Io ci abito a Palermo– concluse lei con un sorriso. Yoshie Yamazaki insegna all’associazione italo-giapponese di Palermo, e con le sue indicazioni, arrivare in hotel è stato un gioco da ragazzi.

E’ così che abbiamo risolto il primo impatto con l’alieno Giappone, con un incredibile colpo di fortuna. O, se si preferisce, con un segno di buon auspicio.

E in effetti, le poche giornate a disposizione scorrono piacevolmente. Intercaliamo lunghi percorsi in metropolitana alla ricerca di luoghi da visitare, a gradevoli passeggiate con gli amici pipemakers per le vie di Asakusa, il quartiere dove si svolgerà la fiera.

3 cretini

Una mattina, su invito di Mr. Tsuge, visitiamo la sua fabbrica, pietra miliare della pipa in Giappone. Lui ci accoglie in impeccabili abiti tradizionali per poi lasciarci alle gentili e premurose cure di Hiro, Yo e Kohji che si riveleranno dei perfetti anfitrioni.

 Lo show, ideato da Mr. Tsuge in occasione della tappa giapponese del XIV° campionato del mondo di lento fumo, vede la partecipazione di un ristretto gruppo di affermati maestri, nuovi talenti e sellers di conclamata qualità. Un abbraccio qui, una stretta di mano là, a volte solo un cenno della testa, a seconda del grado di intimità che si è raggiunto negli anni incontrandosi in giro per il mondo, consapevoli, forse anche un po’ orgogliosi, di appartenere a una ristretta cerchia di persone che mantengono ancora in vita un oggetto così nobile e antico: la pipa. Non importa da dove veniamo, abbiamo tutti la stessa passione, un pezzo di legno con due fori, come dico spesso quando voglio ironizzare sulla nostra categoria.

I due giorni di show saranno l’occasione per conoscere meglio Steffen Mueller e Sabina Santos, scambiare due parole con la mia inconsapevole musa ispiratrice, Manduela, conoscere finalmente dal vivo il Maestro Tokutomi. Che piacere, poi, ritrovare i miei vecchi amici Gabriele dal Fiume, Claudio Albieri e un’inaspettata Karin Romeo.

Durante le lunghe e talvolta un po’ noiose ore dello show, per fortuna ogni tanto succede qualcosa di bizzarro. Come quel pomeriggio in cui un attempato signore giapponese è riuscito a sfuggire allo sguardo attento della moglie e, in pochi secondi, ha comprato una pipa a gesti e suoni inarticolati, pregando con gli occhi il venditore di fare in fretta.

Quando finalmente ha messo la pipa in tasca senza che la moglie si accorgesse di nulla, ho tirato un sospiro di sollievo per lui. Spero si goda quella pipa.

donna

 Finito lo show, Mr. Tsuge ci ha offerto l’opportunità di partecipare a un tour sul monte Fuji. E’ stata un’immersione nella dimensione onirica del Giappone: la visita di un antico villaggio e di un giardino delle erbe, la visione della cima innevata del vulcano, la purificazione nelle calde acque del Fuji lake hotel, una rituale cena in abiti tradizionali.

 Ma la dimensione onirica del Giappone permarrà in me anche dopo essere tornato in Italia, regalandomi sogni che voglio raccontarvi, perché è un peccato tacere certe cose.

 Perché mi è capitato di sognare Steffen che al posto delle sue scarpe a cinque dita aveva due succosi tonkatsu. E poi di me Gabriele e Claudio che passeggiamo per Asakusa vestiti da Samurai, le nostre katanapronte ad essere sfoderate in attesa del Clan dei danesiche, capeggiati da Kurt e Anne Julie in abiti vichinghi, vogliono mozzarci la testa. Manduela eviterà l’epico scontro: si frapporrà tra le due fazioni parlandoci dell’amore universale. Colpiti al cuore, ci abbracceremo tutti, piangendo e bevendo sakè.

Ma la scenetta più curiosa dei miei sogni è stata quella di Lev e Alexey, le immancabili pipe in bocca, che chiacchierano animatamente con Dostoevskij, Puskin e Gogol in un minuscolo bar di Asakusa. Non saprò mai di cosa parlassero, nel sogno i cinque dialogano in russo, ma la sola visione, seppure onirica, di un tale consesso, è una gioia per gli occhi.

A interrompere la vivace discussione tra i cinque sarà Antoine che, con la sua innata eleganza, chiede se i signori desiderano qualcosa da bere. Vodka!– proclama senza esitazione il signor Dostoevskij – Gli altri quattro approvano con vigorosi cenni della testa, nonostante Antoine cerchi di convincerli che lo champagne sarebbe più adatto all’occasione. Infatti, dietro di loro Sabina sta festeggiando la fine del suo raffreddore da stress insieme a Gotoh e Lee. I tre sbocconcellano dolcetti al tè verde parlando del futuro della donna nel mondo della pipa. Sarà per questo che adesso mi appare Karin: sta fotografando gli italiani che cantano “volare”, esattamente al centro del grande incrocio di Shibuya, mentre Francesca, indifferente al caos intorno a lei, ha occhi solo per un enorme piatto di tempura. Non può farcela– dico a suo marito. Guarda che quello è solo l’antipasto– mi risponde lui.

A concludere il ciclo delle mie notti oniriche irrompe Mr Tsuge: I soliti occidentali!– urla –la fiera è già iniziata e nessuno è ancora al suo posto!

Scortati da Hiro, Yo e Kohji, lo sguardo a terra per la vergogna, veniamo tutti accompagnati in hotel e sistemati ai tavoli, dove però non ci sono le nostre pipe ma emozioni in forma di biglie colorate…

 Ora, con un po’ di nostalgia, la mia attività onirica è tornata quella di sempre, e sto già pensando a nuove pipe, nuovi viaggi e altri incontri, ma di una cosa sono certo: mi rimarrà per sempre la curiosità di sapere di cosa stessero parlando quei fantastici cinque russi!

3 cretini a cena

IL CIOCCO DI RADICA: inusuali approfondimenti

6 ottobre 2018 | in: Tecnica

fiori di erica

Almeno una volta nella vita, pipemakers e fumatori di pipa si sono trovati a cercare informazioni in rete sull’Erica arborea. Chi non l’ha mai fatto è perché crede di saperne abbastanza, vuoi per la sua lunga attività nel settore, vuoi perché segantinoda generazioni. Eppure, la miriade di foto, video e articoli disponibili non sono mai esaustivi e, a volte, addirittura fuorvianti.

Credo sia ora di aggiungere alcune precisazioni a ciò che già si trova in rete, e per fare ciò devo rispolverare la mia laurea in scienze agrarie evitando accuratamente i soliti dati sulla distribuzione geografica della specie, sulle caratteristiche botaniche o sulla preparazione del ciocco. Piuttosto, approfondirò alcuni aspetti che, secondo me, possono fare luce su alcuni equivoci. Vediamoli:

Davvero l’erica ha il maschio e la femmina?

Il ciocco fa parte del fusto o della radice?

Quale funzione ha il ciocco per la pianta?

Che cosa sono esattamente le fiamme e gli occhi di pernice?

Perché è così raro trovare abbozzi esenti da difetti?

Riguardo al primo punto, nel mondo della pipa è normale sentir parlare di erica maschio, ed erica femmina. La confusione insorge quando qualche curioso decide di chiedere, a un ritenuto esperto, qual è la differenza tra le due e se si usano entrambi per fare pipe.

Intanto è bene chiarire che L’Erica arboreanon ha una differenziazione sessuale: i suoi fiori cioè sono ermafroditi, perché possiedono organi di riproduzione sia maschili che femminili nella stessa pianta.

fiori di erica

Tuttavia, la convinzione popolare di ritenere alcune piante come “maschio” o “femmina” è piuttosto diffusa e spesso, come in questo caso, errata. Essa si basa sulla necessità di distinguere, a scopo puramente utilitaristico e all’interno di una stessa specie, le piante migliori dalle peggiori, senza nessun reale riferimento alla sua effettiva identità sessuale.

Ora, dato che le convinzioni popolari sono dettate dalla cultura dei diversi territori e dalla trasmissione orale delle conoscenze, ne emerge che a ogni territorio corrisponderà una diversa interpretazione del concetto di erica maschio e femmina, e su quale delle due sia migliore per la produzione di pipe.

I pochissimi studi scientifici sull’erica che accennano alla distinzione tra “maschio” e “femmina” partono dalle definizioni territoriali. Vediamo, di seguito, i due esempi più illustri.

 Dalla monografia di Raffaele Cormio, pubblicata nel 1943 dalla rivista “L’ingegnere”.

(…) L’Erica arboreaL. viene volgarmente designata anche col nome di scopa maschio, per distinguerla dall’Erica scopariaL., detta scopa femmina. Questa denominazione non va però presa in senso assoluto, giacché tanto l’una che l’altra sono specie a fiori ermafroditi. La designazione di maschio e femmina è stata adottata, molto probabilmente, per indicare le diverse qualità di ciocco che forniscono le due specie; quello del maschio, di dimensioni maggiori, più compatto e più colorato è, infatti, il solo che serve per la fabbricazione delle pipe, mentre quello della femmina, più piccolo, in quanto si tratta di un arbusto di più modeste dimensioni (1 metro al massimo) non viene accettato per tale uso (…)

 Dalla monografia di Daniel Alexandrian, pubblicata nel 1982 sulla rivista “Forêt méditerranéenne”.

(…) Eccezionalmente, il ciocco non appare o si evolve male. I lavoratori che raccolgono i ceppi a volte distinguono i ceppi “maschili” dai ceppi “femminili”. Questa differenza di forma corrisponde a diverse provenienze o qualità tecnologiche, in quanto solo le varietà “femminili” sono interessanti. (I cioccaioli) Sono anche in grado di apprezzare “in piedi” il valore del ceppo prima dell’estrazione. I criteri soggettivi di discriminazione acquisiti attraverso l’osservazione potrebbero essere confermati e specificati con uno studio sul campo. (Essi) Hanno reso possibile elaborare il profilo standard di un’erica sfruttabile e un’erica non utilizzabile. Diversi fattori ecologici influenzano lo sviluppo dei ceppi di erica. I più importanti sono: il pH, la natura dell’humus, la consistenza e profondità del suolo, l’altitudine e l’esposizione del luogo (clima) (…)

 Ecco, secondo Alexandrien, come è possibile rappresentare graficamente la differenza tra “male” e “femell”:

immagine maschio femmina

D’altra parte, parlando con alcuni segantini italiani ancora attivi, vengono fuori ancora altre tesi. Eccone solo alcune delle più ricorrenti:

Il maschio ha le foglie rivolte verso il basso, la femmina verso l’alto. Il ciocco migliore è quello della femmina;

Il maschio ha un solo fusto, la femmina diversi di più. Il ciocco migliore lo da il maschio;

La femmina non fa il ciocco, il maschio si;

Il maschio è alto, la femmina è bassa e cespugliosa. Il ciocco migliore lo fa il maschio;

Ecc…

Chi ha torto e chi ha ragione?

Una volta stabilito che non esiste una differenziazione sessuale botanica, direi tutti, perché ogni territorio ha trovato il suo modo di distinguere la pianta con un buon ciocco, da quella senza o con un cattivo ciocco.

 

Ma il ciocco fa parte del fusto o della radice? E qual è la sua funzione per la pianta?

Il “ciocco”, rugosa palla irregolare così particolare, pur trovandosi sotto il livello del terreno, è parte del troncoe non delle radici. Esso, considerato da alcuni come una manifestazione tumorale della pianta alle aggressioni di funghi e insetti, in realtà è una forma di adattamento e specializzazione della pianta ai terreni nei quali cresce, ricchi di molecole complesse, di minerali come silicio e ferro, ma poveri di sostanze nutritive, ed ha la funzione specifica di fare da filtro (esattamente come un rene) lasciando passare solo ciò che la pianta è in grado di utilizzare per la sua nutrizione.

Per capire meglio il concetto, immaginiamo di poter seguire il percorso degli elementi del terreno dalle radici alla chioma:

Gli elementi vengono a contatto con le radici filiformi che si dipartono dal ciocco;

Alcuni microscopici funghi (ascomiceti) vivono avvolti a gomitolo dentro le cellule delle radici. Essi sono in grado di demolire le molecole complesse presenti nel suolo, trasferendone i componenti utili, attraverso il ciocco, alla pianta;

Nel frattempo, gran parte del silicio e del ferro vengono trattenuti dal ciocco.

Come sappiamo, è proprio la presenza di un così alto contenuto in minerali che conferisce al ciocco una notevole resistenza al calore, caratteristica per la quale lo si è scelto come materiale d’eccellenza per la costruzione di pipe.

Cosa sono esattamente le fiamme e gli “occhi di pernice”?

Il ciocco ha una struttura sferica dal cui centro, praticamente la base del fusto, si dipartono a raggiera innumerevoli tubuli. Questi sono i vasi che permettono la traslocazione degli elementi nutritivi dalle radici al fusto. Così, quando tagliamo il ciocco trasversalmente ai tubuli noteremo una gran quantità di piccoli cerchi, i cosiddetti “occhi di pernice”, che non sono altro che la sezione visibile dei tubuli. Se invece tagliamo longitudinalmente ai tubuli, noteremo la sezione assiale degli stessi tubuli, le così dette “fiamme”.

Fiamme e occhi di pernice

Ma perché è così difficile trovare abbozzi esenti da imperfezioni?

Qualunque segantino vi dirà che le percentuali di scarto sono notevoli e che possono variare per diverse ragioni. Comunque, una media plausibile di scarto si colloca intorno al 70%. Vuol dire che su 100 Kg di ciocco si possono salvare in media 30 Kg di pezzi di abbozzi, pronti per la bollitura.

Perché questa quantità enorme di scarto?

Il ciocco cresce espandendosi nel terreno dal suo centro verso l’esterno, proprio come fa un palloncino quando viene gonfiato.

Cambio

Nella foto, la zona segnata in verde indica l’area occupata dal cosiddetto “cambio” (tessuto embrionale da cui si avvia l’aumento in diametro del fusto), da cui parte l’accrescimento verso l’esterno.

L’immagine mostra la situazione a diverse decine di anni dalla germinazione della pianta. In origine, quando il seme ha cominciato a produrre la pianta, il cambio si trovava in corrispondenza del centro di quello che sarebbe diventato il ciocco. Man mano che il legno si è disteso nelle tre dimensioni fino ad assumere la forma sferica, il legno vecchio è rimasto lì dove si era formato, mentre quello nuovo continua ad essere prodotto verso l’esterno (in particolare, quest’immagine mostra un ciocco di grandi dimensioni, fortemente compromesso al cuore e con una colorazione rossastra intensa, probabilmente dovuta ad una forte presenza di ferro nel terreno).

Durante il lentissimo accrescimento, il ciocco ingloba sassolini, aria, terra e cenere proveniente da vecchi incendi, che vanno a costituire le cosiddette tare (nota per chi non lo sapesse: l’Erica a.resiste al passaggio del fuoco, rigenerandosi per polloni).

Per riprendere l’esempio iniziale, alla fine, dei 30 Kg (media) di abbozzi salvatisi dallo scarto, il 95% presenterà tare più o meno gravi che determineranno, da parte del pipemaker, la scelta dello forma e della finitura. Quest’ultimo sa bene cosa significhi lavorare qualche ora su un abbozzo promettente che poi, al momento di completare la forma, rivela uno o più difetti insanabili, come fessurazioni o granuli di diversa natura.

Beato, quindi, colui che becca il rimanente 5%, poiché la fortuna gli ha concesso di tenere tra le mani un piccolo gioiello su cui, comunque, ha dovuto investire parecchio denaro.

 

Spero che l’approfondimento sia stato utile.

 

Tutte le foto sono state prelevate dalla rete e, quando necessario, da me rielaborate. Qualora avessi inconsapevolmente violato immagini coperte da Copyright, vi prego contattarmi.

Come creare il più grande Pipes Show al mondo

22 maggio 2016 | in: Eventi, Storie di pipe

Schermata 2016-05-22 alle 11.56.02

 

La prima volta che vai al Chicago Pipes Show non puoi non accorgerti di un gruppo di persone avanti negli anni che girano incessantemente per il Pheasant resort con l’aria di avere qualcosa di urgente da fare. Chi saranno? – ti chiedi. Espositori? Collezionisti? Affezionati frequentatori? All’inizio non c’è nessun indizio che ti aiuti a capire, poi scopri che conoscono tutti, sono gentilissimi e si fermano spesso a parlare lungo i corridoi. E sono americani. Dalle loro facce traspare una certa stanchezza, ma i loro occhi emanano una luce che solo l’entusiasmo può far scaturire. …continua a leggere →

Inter-Tabac: il capitalismo del tabacco e il “corridoio 7.06”

26 settembre 2015 | in: Eventi

Suore

Se vi dovesse capitare di andare a Dortmund in settembre e siete disposti a pagare 19 euro per l’ingresso (sic!), potrete fare un giro all’Inter-Tabac, …continua a leggere →

Le tribolazioni di un aspirante pipemaker

13 luglio 2015 | in: Tecnica

Sixtenkatalog01

 “E’ molto meglio vedere una cosa con i propri occhi una volta

che sentirne parlare cento volte. …continua a leggere →

Al pipes show di San Pietroburgo

14 dicembre 2014 | in: Eventi

Moyka river

Digito 1399, ma il portone non si apre. Riprovo a digitare con più energia i tasti. Ecco, luce verde, il vecchio portone si è aperto, adesso è solo questione di forza perché pesa un accidente. …continua a leggere →

Al 40esimo anniversario di Tom Eltang

27 settembre 2014 | in: Pipemakers

Foto 1 articolo Tom

Per la sua festa Tom non ha fatto inviti formali. Ha scelto di pubblicare un annuncio sul suo sito web che invitata chiunque volesse a condividere quest’evento con lui. Così sono bastate poche telefonate tra amici pipemakers italiani per organizzare la cosa, Mimmo Romeo in testa naturalmente. …continua a leggere →

L’onda sulle mie pipe

4 luglio 2014 | in: Tecnica

Onda articolo sul logo

E’ strano, ma mai nessuno mi ha chiesto perché ho scelto un’onda come logo, né perché sul mio sito compare l’aforisma attribuito a Lao Tse: …continua a leggere →

Chicago pipes show 2014: c’ero anch’io

8 maggio 2014 | in: Eventi

Immagine articolo Chicago

Partecipare al Chicago Pipes Show equivale ad entrare in una dimensione parallela, ed io amo la fantascienza. …continua a leggere →

Una mia pipa in una web series

1 aprile 2014 | in: Storie di pipe

Aion e pipa

Se vi piacciono le foto del mio sito dovete fare un inchino ad Alessandro Garraffa, giovane grafico e regista, nonché compagno di degustazioni di vini e buon amico. …continua a leggere →

Seguimi su:

Categorie

Ultime Note

back to top