ELOGIO ALLA CORTECCIA SOMATOSENSORIALE

Qualche tempo fa, ho avuto l’occasione di leggere un articolo sui risultati di una ricerca internazionale dal titolo Somatosensory cortex efficiently processes touch located beyond the body.

Pubblicato su un’autorevole rivista di settore, il Current Biology, la ricerca ha combinato studi su comportamento, l’elettrofisiologia e la modellistica neuronale per capire come faccia il cervello a trattare un’utensile come un “organo sensoriale esteso”.

Nella ricerca, alcuni volontari bendati hanno stretto tra le mani un bastone che veniva sottoposto a impatti esterni, e tutti i partecipanti sono riusciti a localizzare l’impatto con una precisione quasi perfetta, come se il tocco avvenisse direttamente sul braccio. Questo comportamento è dovuto all’abilità del sistema somatosensoriale di utilizzare rapidamente ed efficacemente lo strumento come estensione tattile del corpo. Inoltre, usando l’elettroencefalografia (EEG), i ricercatori hanno scoperto che la posizione dell’impatto sullo strumento viene decodificata attraverso la dinamica neurale della corteccia somatosensoriale primaria e dalle regioni parietali posteriori. Le stesse che si attivano quando il contatto avviene direttamente sul corpo.

La ricerca dimostra che gli utensili, attraverso il sistema somatosensoriale, espandono i confini del nostro corpo a livello neurale. Piuttosto che fermarsi sulla pelle, l’elaborazione somatosensoriale estende il contatto all’utensile che usiamo.

Ciò consente di utilizzare un utensile come un organo di senso esteso non neurale, che può efficacemente sondare l’ambiente circostante come se si trattasse di un arto.

La peculiarità di usare utensili come strumenti per estendere le capacità del corpo, ha rappresentato un passo fondamentale nell’evoluzione dell’umanità. Seppure oggi si conoscono diversi animali in grado di usare utensili, nessun di essi ha raggiunto il livello di perfezione umana nell’espletare questa capacità.

Ma adesso abbiamo una prova scientifica di quello che sapevamo già empiricamente: gli utensili che usiamo diventano un’estensione particolarmente precisa delle nostre mani.

Noi che costruiamo pipe, così come tutti gli artigiani e artisti che hanno a che fare con oggetti di dimensioni contenute, sappiamo benissimo cosa significhi. La lima, il coltello, il nastro abrasivo che scorre sul nostro dito, l’intensità e la direzione del contatto tra la radica e il platorello, persino l’utensile sul tornio che usiamo per forare, non le viviamo come barriere tra le nostre mani e l’oggetto che stiamo modellando, al contrario, danno alle nostre dita funzionalità eccezionali senza perdita di sensibilità.

Tuttavia, una precisazione va fatta, anche questa patrimonio empirico di ogni buon artigiano: utensili con le stesse funzioni danno prestazioni notevolmente differenti.

Ogni siciliano conosce il detto popolare “il maestro lo fanno i ferri”, dove per ferri si intendono gli attrezzi. Così, se possiamo, cerchiamo di accaparrarci un vecchio tornio svizzero piuttosto che un luccicante tornio nuovo, al 90 % di sicura fabbricazione cinese nonostante il nome europeo. E questo principio vale per ogni altro utensile. Non si risparmia sugli utensili, essi rappresentano un investimento indispensabile a garanzia della qualità finale delle nostre produzioni.

Che si usi un utensile o no, al contatto con una superficie si attivano le stesse arre del cervello
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