LA CONFRERIE DE SAINT CLAUDE

In volo per Ginevra, Carlo sta dormendo già dalla partenza, come gli succede ogni volta. Sua moglie Giovanna fotografa le nuvole che scorrono sotto di noi, mentre Maria sfoglia il catalogo della Easyjet, nonostante sia certa che non comprerà nulla. Stiamo andando in Francia, a Saint Claude, la mecca della pipa, dove io e Carlo saremo intronizzati durante il 143° capitolo della Confrerie des Maitre Pipers. Per chi ha a che fare con la pipa, è davvero un grande onore. Se andate sul sito della Confrerie, alla sezione “storia” troverete questo scritto:

“La pipa, simbolo di pace, distensione e affetto, ma anche di audacia, coraggio calcolato e sangue freddo, si adatta ad essere posseduta solo da uomini e donne generosi, onesti e coraggiosi” 

Fu nel 1966, su iniziativa del Presidente Edgar Faure (1908-1988), eletto anche Primo Fumatore di Pipa dell’Anno, che fu creata la Confrérie des Maîtres Pipiers, il cui scopo, sotto forma di legge associativa 1901, era:

  • Unire i fabbricanti di pipe della regione di Saint-Claude
  • Organizzare eventi che permettano di diffondere la fama della pipa di Saint Claude, centro mondiale per la pipa di radica di erica, o prendere parte a tali eventi.

C’è da credere che la Confraternita risponda a qualche segreta esigenza del cuore poiché, iniziata da un pugno di uomini determinati, la sua crescita è costante. Attualmente, più di 1.500 persone sono ambasciatori della pipa di Saint-Claude in tutto il mondo. Sono stati riconosciuti degni di questo incarico portando il meglio di sé stessi al servizio della nobile causa della pipa di Saint-Claude. I Confratelli provengono dalle esperienze più diverse, da professionisti del settore a personaggi noti per il loro amore per la Pipa. Provengono da Paesi europei, dalla Svizzera, così come dall’America, dal Giappone… e le donne, sebbene ancora poche di numero, possono essere accolte nella nobile Confrérie des Maîtres Pipiers de Saint-Claude.

Inserita in un magnifico panorama, Saint Claude è collocata all’interno del Parco naturale del Jura, alla confluenza dei fiumi Bienne e Tacon, a circa un’ora e mezza da Ginevra. La città deve il suo nome al ritrovamento del corpo incorrotto di San Claudio di Besançon, nel 1160, cosa che trasformò il luogo in un’importante meta di pellegrinaggio. Il rapporto con la pipa nasce nei primi anni del ‘900. Come ho già scritto in un altro articolo su questo sito, nel 1927, nella sola Francia, la fabbricazione delle pipe impiegava circa 10.000 lavoratori e Saint-Claude era occupata quasi tutto l’anno da questo tipo d’industria. La patria della Chacom, della Genod e della Butz-Choquin, così come degli artigiani Pierre Morel, Michel Waille e Sebastien Beaud, ha le sue vie arredate con cestini gettacarta a forma di pipa e una minuscola piazzetta ospita la scultura di una gigantesca pipa che emana fumo ad intervalli regolari. Lungo l’asse principale si snodano diverse botteghe che espongono pipe e oggetti in radica di erica e, proprio di fronte alla cattedrale, si può visitare il museo della pipa e dei diamanti. In riva al fiume c’è ancorca la vecchia fabbrica Genod, oggi laboratorio di Sebastien Beaud, mentre poco fuori la città si trova la Chacom, trasferita da poco in una moderna struttura dal suo giovane proprietario, l’amico Antoine Grenard.

Io e Carlo siamo stati intronizzati il 14 ottobre di quest’anno. Insieme a noi due altri italiani, pietre miliari del Pipa Club Italia: Alberto Basciano e Genny Magrin  e l’amico polacco Zbigniew Bednarczyk, Zibi per gli amici, Mr Brog per il mondo della pipa. Giustamente emozionati, alle 17 ci siamo recati nel luogo della cerimonia, una sala riccamente adornata all’interno del museo della pipa e dei diamanti.

Tutte le cerimonie hanno la potenza del rito. Risvegliano emozioni ancestrali qualunque sia il nostro carattere o le nostre convinzioni. Succede anche durante l’intronizzazione della Confrerie. L’introduzione nella sala dell’intronizzazione è concessa solo dopo aver bussato ad una pesante porta di legno. Dentro, luci accuratamente soffuse avvolgono ieratiche figure vestite di una lunga tunica blu e gialla, copricapo e stemma della Confrerie al collo. Ai lati, quasi nel buio, gli spettatori. Al centro della sala un tavolo accoglie tutto il necessario per la “prova di iniziazione”: caricare correttamente una pipa scelta tra quelle offerte da un cerimoniere, accenderla e successivamente pulirla. A turno, i sette iniziati compiremo il rito, seguiti da Antoine Grenard, il Presidente. Segue la lettura del curriculum dei novizi e l’invito a difendere il buon nome della pipa di Saint Claude dovunque nel mondo. Infine la vera e propria investitura in cui il cerimoniere consegna il medaglione e tocca con una lunga pipa, come fosse una spada, i due lati delle spalle del nuovo Confrere Pipier.

Alla mia intronizzazione si è affiancata un’altra cerimonia, forse ancora più importante, il gemellaggio tra l’Accademia della Pipa italiana e la Confrerie de Saint Claude, suggellata dalla firma di Antoine Grenard in quanto Presidente di quest’ultima, e dei quattro Mastri fondatori dell’Accademia: Mimmo Romeo, compagno di avventure pipare, ideatore dell’Accademia e sincero amico; Gabriele Dal Fiume, eclettico pipemaker e compagno di tanti pipes show in giro per il mondo; Davide Iafisco, uno dei migliori rappresentanti dell’high grade italiano, e infine io, che ancora adesso mi chiedo cosa ho fatto per meritarmi tutto questo. A rimarcare l’importanza dell’evento, alcuni allievi dell’Accademia: Alessandro Bean, Manuele Morassut, Michele Sottocasa, Alessandro Lucca e Angelo Fassi, tutti bravi pipemakers e sicuri futuri Mastri. Tornato a casa, ho subito appeso il certificato di Confrere Pipier nel mio laboratorio e riposto il medaglione in un cassetto lontano dalla polvere di radica. Perché la prossima volta che tornerò a Saint Claude per una nuova intronizzazione, dovrò indossarlo e ancora non ci posso credere.

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